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Food e Aria Compressa: l'ingrediente che nessuno considera

Giu. 25 2026

REGOLAMENTO (CE) 1935/2004 SULLA DIRETTIVA MOCA, HACCP, ISO 8573-1

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Quando pensiamo alla sicurezza alimentare, immaginiamo laboratori sterili, controlli microbiologici rigorosi, procedure di igiene impeccabili. Ma c'è un elemento che spesso resta fuori dal radar: l'aria compressa
Quella che soffia negli imballaggi, che muove cilindri e valvole, che trasporta ingredienti lungo la linea di produzione. Per molte aziende alimentari, è semplicemente "aria". 

E proprio qui sta l'errore: in ambito food nulla che entra nel processo produttivo è davvero neutro.

Vale per tutti i gas tecnici. Ciò che vale per l'aria, vale allo stesso modo per tutti i gas tecnici utilizzati nel settore alimentare: azoto, anidride carbonica, miscele per il confezionamento, gas di processo. Anche quando sono forniti in qualità "food grade", il rischio non è solo nella bombola o nel generatore, ma nell'intero impianto che li distribuisce.

Il punto di partenza: aria compressa e MOCA

Il punto di partenza è semplice ma spesso frainteso. L'aria compressa non è un materiale in senso stretto, ma gli impianti che la generano e la distribuiscono—compressori, tubazioni, raccordi, filtri, regolatori e punti di utilizzo—diventano a tutti gli effetti assimilabili ai materiali e agli oggetti a contatto con alimenti quando possono trasferire sostanze al prodotto.

Lo stesso principio si applica ai gas tecnici: se un componente dell'impianto può contaminare l'alimento attraverso il gas che veicola, deve essere progettato, gestito e controllato con la stessa logica preventiva applicata ai MOCA. Questo principio si inserisce pienamente negli obblighi del Regolamento (CE) 852/2004 e nel sistema HACCP: nulla di ciò che interviene nel processo deve rappresentare un pericolo per la sicurezza dell'alimento.

  • Dichiarazione di conformità secondo il Regolamento (CE) 1935/2004

    La dichiarazione di conformità, così come viene definita all'art. 16 del Regolamento 1935/2004 (MOCA), è una dichiarazione di conformità alla normativa vigente in ambito materiali e oggetti a contatto con alimenti e che presuppone l'esistenza di documentazione sottostante che ne comprovi la validità (composizione dei materiali, test di migrazione, processo produttivo, ecc.).
    In questo caso la marcatura non è "CE" ma è il simbolo grafico descritto all'Allegato II del Regolamento.

  • Trattamento dei gas all'origine: LE PRINCIPALI CRITICITà

    Anche nel caso in cui l'aria o il gas vengano trattati correttamente all'origine, bisogna considerare che il loro percorso non termina all'uscita del compressore, del vaporizzatore o del generatore. Da lì in poi, aria e gas attraversano l'intera rete dell'impianto: decine o centinaia di metri di tubazioni, connessioni, curve, filtri, punti di prelievo.

    È proprio lungo questo percorso che possono sorgere delle problematiche. Una perdita apparentemente trascurabile, un raccordo usurato, una guarnizione deteriorata non creano solo inefficienze energetiche rilevanti: provocano instabilità di pressione e favoriscono l'ingresso di aria ambiente, con il suo carico di umidità, particolato, microrganismi e vapori contaminanti.
    L'aria o il gas che erano conformi all'origine possono degradarsi progressivamente e arrivare alterati proprio nel punto in cui entrano in contatto con il prodotto.

ARIA COMPRESSA E GAS TECNICI: Il rischio è tutt'altro che teorico

Il rischio che ne deriva è tutt'altro che teorico:

  • Insufflaggi di imballaggi con aria contenente residui oleosi;
  • Soffiaggi di stampi con aria eccessivamente umida che favorisce la proliferazione microbica;
  • Trasporti pneumatici di ingredienti contaminati da particolato esterno;
  • Confezionamenti in atmosfera modificata eseguiti con gas tecnici che si contaminano lungo la rete.

Sono eventi reali, che si verificano ogni giorno in impianti dove la rete di aria compressa o gas non è considerata parte integrante del sistema di sicurezza alimentare.
Le conseguenze possono essere pesanti:

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food- audit
  • Se un controllo ufficiale evidenzia carenze nella gestione dell'aria compressa o dei gas tecnici, emerge una falla nei prerequisiti igienici e una perdita di efficacia del piano HACCP;
  • Se un alimento contaminato viene immesso sul mercato, entra in gioco il principio generale di sicurezza alimentare, con conseguenti responsabilità sull'operatore. In caso di ritiro o richiamo, il danno non è solo economico: colpisce la reputazione, la fiducia dei clienti e spesso l'accesso ai canali distributivi.

Garanzie e criticità dei vari componenti: 
dal compressore alla rete di distribuzione

Garantire aria compressa e gas tecnici sicuri non significa intervenire su un singolo componente, ma adottare un approccio sistemico che coinvolge l'intera catena di fornitura dell'impianto.
L'impianto di compressione o generazione deve essere in grado di fornire gas con caratteristiche coerenti con l'uso alimentare, controllando in modo rigoroso particolato, contenuto d'acqua e olio.

Per questo, nella pratica industriale, si fa riferimento a standard tecnici riconosciuti come la ISO 8573-1, che permette di definire e verificare in modo oggettivo la purezza dell'aria.
Filtrazione e essiccazione devono essere dimensionate correttamente e mantenute nel tempo: i filtri non si cambiano "quando qualcuno se ne accorge", ma secondo piani strutturati, poiché la loro inefficienza si traduce direttamente in rischio di contaminazione.

  • Il Regolamento (CE) 1935/2004 sulla Direttiva MOCA

    Il Regolamento (CE) 1935/2004 sulla Direttiva MOCA è esplicito: ogni materiale a contatto con alimenti deve essere inerte e accompagnato da documentazione di conformità. Senza certificati MOCA per ogni componente della rete, l'azienda è in violazione normativa, indipendentemente da quanto "bene" funzioni l'impianto.

    La rete di distribuzione è altrettanto critica. Tubi, raccordi e guarnizioni devono essere monitorati periodicamente, le perdite individuate e corrette, la corrosione prevenuta. Non è un'attività una tantum, ma un controllo continuo e documentato.

    Soprattutto, la qualità dell'aria o del gas deve essere verificata nel punto di utilizzo: misurare solo all'uscita del compressore o della bombola dà un'immagine parziale, perché il gas può degradarsi lungo il percorso prima di raggiungere il prodotto.

  • Test ISO 8573-1

    I test ISO 8573-1 devono essere eseguiti dove il gas entra realmente in contatto con l'alimento, con frequenza regolare e risultati tracciati. Tutto questo deve trovare spazio nel piano HACCP dell'azienda.

    Aria compressa e gas tecnici non possono essere trattati come un dettaglio tecnico: vanno gestiti come prerequisiti o, quando appropriato, come OPRP (Operational Prerequisite Program), con criteri di accettabilità chiari, monitoraggi definiti e azioni correttive immediate in caso di deviazione.

  • L'importanza della documentazione

    A fare la differenza, infine, è la documentazione. Analisi, manutenzioni, controlli delle perdite, verifiche e certificati MOCA devono essere registrati. 

    In assenza di evidenze, la conformità non è dimostrabile, e agli occhi dell'ispettore il rischio è automaticamente fuori controllo.

La vera difficoltà è culturale: le consulenze specializzate

L'aria compressa e i gas tecnici sono invisibili, silenziosi, "hanno sempre funzionato".
Ma la sicurezza alimentare non si fonda sulle abitudini, bensì su:

  • Analisi del rischio

  • Controlli oggettivi

  • Dati verificabili

Un'azienda che non gestisce i propri impianti non sta realmente controllando il rischio: sta semplicemente confidando che nulla vada storto. E la speranza, nel food, non è mai una strategia.

Per questo motivo, un numero crescente di aziende alimentari si rivolge a consulenze specializzate per affrontare questa criticità in modo sistematico.

  • Consulenza MOCA per aria compressa e gas tecnici

    La consulenza MOCA per aria compressa e gas tecnici non è una spesa aggiuntiva, ma un investimento nella conformità e nella protezione del prodotto.
    Un consulente specializzato può:

    • Eseguire un audit completo dell'impianto;
    • Verificare la conformità MOCA di ogni componente della rete;
    • Identificare perdite e punti critici;
    • Sviluppare un piano di manutenzione strutturato e integrare aria e gas nel piano HACCP.

    Questo tipo di intervento fornisce all'azienda una base documentale solida, riconosciuta dalle autorità di controllo e all'interno dei principali schemi di certificazione in ambito alimentare (IFS, BRC, FSSC22000).

    Un audit iniziale consente di identificare rapidamente le principali criticità: certificati MOCA mancanti per il compressore o per la rete gas, tubi e raccordi non certificati, assenza di test ISO 8573-1, perdite non quantificate, piano di manutenzione inesistente e aria e gas non integrati nel sistema HACCP.

    Da questi risultati parte il piano d'azione strutturato, che prevede la sostituzione dei componenti non conformi con materiali certificati MOCA, l'implementazione di test periodici sulla qualità dell'aria e del gas, lo sviluppo di procedure di manutenzione preventiva, la formazione del personale e l'integrazione completa nel sistema HACCP aziendale.

    Il risultato finale è un impianto pienamente controllato, documentato e conforme a tutte le normative vigenti.

  • Aziende consapevoli e tutela del consumatore

    Le aziende più consapevoli lo hanno capito. Stanno analizzando i loro impianti, riducendo le perdite, pianificando la manutenzione, formando il personale e integrando la gestione di aria compressa e gas tecnici nel proprio sistema di sicurezza alimentare con il supporto di esperti. Stanno trasformando un elemento spesso trascurato in una parte controllata, consapevole e certificata del processo.

    Perché, alla fine, non è l'aria o il gas in sé il problema, ma come sono progettati, gestiti e controllati gli impianti che li portano a contatto con l'alimento. Ed è da lì che passa la vera tutela del consumatore.
     

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