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Nexta e Osmos: monitoraggio avanzato di infrastrutture, ponti e viadotti

Feb. 17 2020

Infrastrutture in buona salute, infrastrutture sicure.
La tragedia del viadotto Morandi ha posto all’attenzione di opinione pubblica e media un tema noto a tecnici e operatori: l’invecchiamento delle infrastrutture. Si tratta di un problema che l’Italia ben conosce. Solo considerando i ponti che incrociano la rete viaria gestita da ANAS, si scopre che oltre la metà di essi ha un’età anagrafica superiore ai 40 anni.

Cosa fare per risolvere la situazione? Abbattere e sostituire il vecchio con il nuovo? O mettere in campo azioni che garantiscano elevati standard di sicurezza per gli utilizzatori, mantenendo quanto esiste? La prima ipotesi, oltre a essere poco sostenibile dal punto di vista economico, lo è anche da quello dell’ambiente. Ma non solo. Ricostruire risolverebbe in parte il problema che prima che essere di merito (“meglio il vecchio o il nuovo?”) è soprattutto di metodo e di mentalità nella gestione. Ovvero, se si vogliono infrastrutture sicure bisogna agire affinché la “buona salute” si trasformi in un valore e un obiettivo comune da perseguire.
In questo senso, i controlli periodici e il monitoraggio costante divengono gli strumenti attraverso i quali arrivare a un diverso approccio nella gestione dell’infrastruttura. Ciò non significa che la “data di costruzione” cessi di essere un indicatore importante, vuol dire che non è più un valore assoluto.

La volontà di cambiamento ovviamente non basta, è necessario un “catalizzatore” in grado di dare l’avvio e poi rendere effettiva la trasformazione. In questo caso, il catalizzatore è dato dall’unione tra le competenze ingegneristiche e un’innovativa soluzione tecnologica basata sulle fibre ottiche. E ciò che avviene con la partnership strategica tra Bureau Veritas Nexta, società di consulenza e ingegneria e Osmos, gruppo internazionale che sviluppa avanzati sistemi di monitoraggio. La collaborazione nasce con lo scopo di fornire soluzioni concrete ed efficienti alle esigenze dei grandi owner di asset viari e autostradali in materia di sicurezza, corretta gestione e puntuale manutenzione.
Avere dati sullo stato di un’infrastruttura è il primo e fondamentale passo per operare scelte corrette e tempestive; infatti senza riferimenti numerici e senza ordini di grandezza risulta difficile operare e il rischio di muoversi per tentativi è alto. Ma non solo. I dati, per essere utili, devono essere oltre che precisi, abbondanti e ripetuti, anche diversificati e in tempo reale. In questo modo possono dare al gestore dell’infrastruttura piena cognizione sullo stato “di salute” della stessa.

A questa esigenza risponde il sistema di monitoraggio messo a punto da Osmos. Si chiama Weight-in-Motion o “pesatura dinamica” e serve per valutare le caratteristiche del traffico su strada. Si tratta di una soluzione per eseguire un monitoraggio sia strutturale (o SHM, Structural Health Monitoring) sia in “movimento”, cioè relativo al traffico di veicoli che passa su quella particolare infrastruttura.
Immaginiamo una situazione reale: un camion per il trasporto merci che viaggia con un carico particolarmente pesante, magari oltre il limite consentito al transito su un determinato viadotto o ponte. Immaginiamo, poi, che questo stesso ponte sia sollecitato, quotidianamente, sia dal traffico normale sia da altri carichi “al limite” o oltre il limite. E che ciò si ripeta per diversi anni o, perché no, decenni.

Appare evidente quanto sia importante che chi ha la responsabilità di quel manufatto – proprietario o gestore – sia sempre ben consapevole dello stato di salute di quel ponte. E dunque abbia tutte le informazioni necessarie per decidere quando intervenire, senza ritardi.
Il sistema progettato da Osmos – e già in uso in varie parti del mondo – è in grado di fornire un’ampia suite di dati che riguardano per ogni veicolo che transita: peso totale, velocità, direzione, massimo sforzo negli elementi principali della struttura dell’impalcato. Così da avere sotto controllo in tempo reale sia eventuali deformazioni o anomalie che, grazie a un algoritmo avanzato di conteggio, la corretta separazione tra i veicoli, in colonna e negli opposti sensi di marcia.

A questo è poi abbinato un sistema di telecamere, in maniera che il segnale rilevato dai sensori sia associato anche a un’immagine. L’unione di queste due informazioni una fattuale (il peso per esempio) e una visiva (il tipo di veicolo e il numero di targa) diviene particolarmente funzionale in caso di emergenza.
Un’altra novità riguarda la non invasività della soluzione adottata. I sensori a corde ottiche (Optical strands) non sono inseriti – come generalmente accade – nel manto stradale, ma posti sulle campate del ponte o del viadotto. Una semplificazione nell’installazione che rende più facile la manutenzione e garantisce una minore possibilità di danneggiamento o involontaria rimozione, come spesso succede per quelli “annegati” nell’asfalto.

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L’adozione di sistemi come quello illustrato hanno almeno tre ordini di impatto. Innanzitutto forniscono un rilevante contributo in materia di sicurezza, obiettivo che è – e deve rimanere – di primaria importanza. Secondo, ed è giusto che sia così, servono a garantire e proteggere i beni e gli interessi di coloro che ne sono possessori o gestori. Terzo, hanno una funzione strategica più “alta” e ampia, che riguarda la difesa del patrimonio infrastrutturale nazionale, ancora oggi uno degli elementi in grado di incidere su un prossimo sviluppo. Perché solo se si ha una chiara conoscenza e cura di quello che si possiede è possibile pianificare e progettare con cognizione il futuro.

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