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Rischio sismico sui luoghi di lavoro. Da Bureau Veritas Nexta un approccio integrato

Lug. 9 2020

L’attuale normativa di sicurezza sul lavoro individua nel datore di lavoro il responsabile della gestione di tutti i rischi connessi all’attività, anche quelli “naturali e catastrofali”.

L’attuale normativa di sicurezza sul lavoro individua nel datore di lavoro il responsabile della gestione di tutti i rischi connessi all’attività, anche quelli “naturali e catastrofali”.
In questo rientra la gestione del cosiddetto rischio sismico. Ma in che modo è possibile gestire qualcosa di per sé imprevedibile come sono i terremoti? Innanzitutto, servendoci delle conoscenze scientifiche fino ad ora acquisite che, pur non arrivando a prevedere quando un evento sismico si verificherà, permettono di avere un quadro delle aree con più probabilità di essere colpite. E poi, utilizzando i continui progressi della tecnica, che consentono di costruire manufatti e strutture in grado di mitigare gli eventuali danni di scosse telluriche.

Tuttavia, per poter prendere i provvedimenti più opportuni e decidere quali interventi realizzare per garantire la sicurezza è necessario incrociare due macro-fattori. Il primo riguarda la pericolosità sismica, ovvero la probabilità che in una data area e intervallo di tempo si verifichi un sisma di una certa intensità. A questo indicatore si associano le cosiddette mappe sismiche elaborate a partire dal 2004 dall’istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia; focalizzate sul territorio italiano, esse mostrano la pericolosità (da moderata a molto alta) delle diverse aree geografiche. Le differenti colorazioni utilizzate per contrassegnare le zone sismiche servono a indicare i valori di accelerazione del terreno (più intensa o meno intensa) che hanno una probabilità del 10% di essere superati in 50 anni. Osservando la mappa si può notare come la dorsale appenninica al centro-sud (viola) sarà quella probabilisticamente più interessata da fenomeni sismici. La Sardegna, invece, appare come la regione sismicamente meno a rischio.

mappatura-rischio-sismico

Il secondo fattore da considerare è la capacità di un edificio di resistere all’azione di un terremoto che si potrebbe verificare in una determinata area geografica, alla quale l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha attribuito un valore di pericolosità.
Unendo questi due dati si ottiene la matrice che indica quanto è pericoloso permanere in quel fabbricato, sia esso adibito ad abitazione o luogo di lavoro. Un calcolo che ogni datore di lavoro è tenuto a fare, nel quadro delle valutazioni dei rischi della propria attività. Naturalmente il livello di approfondimento della pericolosità dovrà essere commisurato alla tipologia di azienda o attività produttiva e al contesto in cui l’edificio è inserito.


Scopri la mappatura della pericolosità sismica sul territorio nazionale


 

Cosa dice la legislazione? È obbligatorio valutare il rischio sismico? 
d.Lgs. 81/08
- Articolo 17 - Obblighi del datore di lavoro non delegabili 
Il datore di lavoro non può delegare le seguenti attività: la valutazione di TUTTI I RISCHI con la  conseguente elaborazione del documento previsto dall’articolo 28
- Articolo 28 - Oggetto della valutazione dei rischi
La valutazione anche nella scelta delle attrezzature e delle sostanze o delle miscele chimiche, nonché  nella SISTEMAZIONE DEI LUOGHI DI LAVORO, deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute
- Articolo 29 - Modalità di effettuazione della valutazione
La valutazione deve essere rielaborata….in relazione al GRADO DI EVOLUZIONE DELLA TECNICA, della prevenzione o della protezione o a seguito di infortuni significativi.
Cassazione Sez. IV, 20/11/2015, n. 12478
L'imprenditore non potrà andare esente da responsabilità deducendo l'"eccezionalità" dell'evento sismico, sostenendo che il terremoto costituisca caso fortuito…”, non può dirsi imprevedibile che un sisma accada in un’area a rischio sismico.

Nella direzione di far fronte a quanto previsto dalla legge, di garantire la sicurezza di dipendenti e visitatori nei luoghi di lavoro e di tutelare chi di questa sicurezza è chiamato a farsi garante (cioè il datore di lavoro) Bureau Veritas Nexta offre un programma specifico.

Esso si sviluppa in due fasi. A una prima fase che consiste nell’individuazione, classificazione e relativa gerarchia dei rischi presenti in un sito produttivo, ne segue una seconda durante la quale vengono determinate le prestazioni sismiche degli spazi destinati alle attività. E in questo caso non si fa riferimento alle sole fabbriche o uffici, ma a tutti quegli elementi di rischio – quali attrezzature, impianti – che si trovano all’interno dell’area di lavoro durante il normale svolgimento delle attività. Per esempio, in un magazzino, oltre alla struttura in sé, dovranno essere attentamente valutate anche le scaffalature su cui sono stoccate le merci.

A conclusione delle due fasi, l’analisi condotta sull’edificio e sulle attrezzature, condotta da esperti in materia di compostamento sismico delle strutture, mostrerà se è necessario provvedere alla messa in sicurezza, indicando le azioni da intraprendere mentre il team di esperti in materia di sicurezza sul lavoro aggiornerà il “Documento di Valutazione dei Rischi” integrandolo con i risultati delle analisi ingegneristiche.

E cosa accade nel caso di strutture e infrastrutture già a norma e pienamente conformi alla legge? I tecnici di Bureau Veritas Nexta daranno evidenza del fatto che sono state seguite “buone pratiche” e che dunque il datore di lavoro ha messo in atto tutto ciò che era in suo potere per gestire il rischio sismico.

Da ultimo, è opportuno ricordare che il Codice Penale (art. 40, comma 2) avverte che “non evitare un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo. Il datore di lavoro, proprio in forza delle disposizioni specifiche previste dalla normativa antinfortunistica e di quella generale di cui all’articolo 2087 del codice civile, è garante dell’incolumità dei lavoratori.

Dunque, quale vantaggio nel metodo Bureau Veritas Nexta? Due fasi, due tipologie di esperti, un approccio integrato. Se nella prima ci si avvale delle competenze dei professionisti di sicurezza sul lavoro, nella seconda sono gli ingegneri a valutare tempi e modalità di intervento.